Sicurezza: un valore chiave della convivenza civile

Vivere e muoversi liberamente senza paura, fuori e dentro le mura della propria abitazione o attività imprenditoriale, è un diritto fondamentale di tutti i cittadini. La sicurezza è un valore irrinunciabile per la convivenza e per gli scambi sociali ed economici. Il degrado e la microcriminalità hanno minato ed intaccato la vita quotidiana delle nostre comunità e ciò ha generato un crescente malessere soprattutto in alcune zone dove i fenomeni sono diventati patologici. Inoltre ciò che si registra è l’aumento della violenza, un elemento critico alla base della paura che molti cittadini ormai non nascondono più. I problemi di efficienza e di efficacia della prevenzione e del controllo del territorio vanno però affrontati passo dopo passo con un approccio pragmatico e multidisciplinare analizzando la situazione attuale grazie ad alcuni esempi.

Partendo dal punto di vista dei cittadini e dei commercianti la percezione di insicurezza è alta e la preoccupazione crescente. Ciò è favorito non solo dai reati commessi ma dai tagli alle Forze dell’Ordine in orari dove si verificano degli episodi di microcriminalità particolarmente violenti. A Rovereto a inizio maggio c’è stata una mobilitazione contro il taglio delle pattuglie notturne della Polizia e il messaggio dei cittadini e dei commercianti è stato chiarissimo: “inaccettabile”. Tra le motivazioni alcuni recenti gravi episodi di aggressione e pestaggio ai danni di alcuni baristi. Inoltre a essere vittime di aggressioni ci sono gli autisti dei mezzi pubblici.

(articolo su Rovereto dal giornale “Trentino”, edizione del 7 maggio 2018)

Da parte dei vertici delle Forze dell’Ordine i tagli sono motivati dai dati che testimonierebbero una diminuzione della microcriminalità. Tesi però rigettata dalle associazioni dei commercianti che non ritengono attendibili tali statistiche in quanto ormai molti episodi non vengono più denunciati. Ci si troverebbe di fronte a una pericolosa accettazione della microcriminalità violenta e pertanto molti, scoraggiati dal ritorno immediato a piede libero di chi commette quel tipo di reati, non sporgerebbero più denuncia. Perciò la percezione di pericolo e di paura dei cittadini e dei commercianti rimane molto alta, soprattutto di notte.

All’estremo opposto si colloca invece l’ex Questore di Trento, ora in pensione e candidato del centro destra, e un noto ricercatore di sociologia dell’Università di Trento. In sostanza, pur partendo da parti opposte, convergono verso la medesima tesi: il fenomeno della microcriminalità a Trento e provincia non è allarmante, anzi, non sarebbe nemmeno un’emergenza.

Infatti l’ex Questore di Trento a inizio settembre ha affermato che “la situazione della sicurezza a Trento non è così grave”, una rappresentazione all’opposto di quella del centrodestra trentino con il quale ora è candidato. Basti pensare alle parole di Fugatti durante una recente manifestazione a Trento: “La nostra città è una latrina a cielo aperto”.

Da parte del centro sinistra autonomista, invece, per risolvere solo sul piano formale il conflitto tra l’insoddisfazione dei trentini e la mancanza di un vero tavolo permanente per la sicurezza, spunta una nuova casetta da 220 mila euro per la Polizia Urbana in piazza Dante. A questo punto si complica ancora di più il quadro della situazione tra i vari attori che dovrebbero fornire soluzioni corali durature a un problema percepito come molto grave dalla popolazione. Le pattuglie notturne vengono tagliate sia per mancanza di fondi e di personale sia perchè si afferma che la microcriminalità continua a diminuire. Al contrario il candidato leader leghista del centro destra offre un quadro a tinte fosche. E il Sindaco e l’amministrazione di Trento? Spendono 220 mila euro per una casetta in piazza Dante in netto contrasto con chi afferma che non ce ne sarebbe bisogno visto che i fenomeni criminali sono in diminuzione.

A sinistra c’è da registrare un contributo interessante dal ricercatore Charlie Barnao che si occupa di sociologia urbana e ha insegnato all’Università di Trento fino al 2009.  Come l’ex Questore di Trento, anch’egli afferma che a Trento vi sarebbe un’esagerazione nella percezione dell’insicurezza e a questo contribuisce proprio chi preferisce militarizzare il territorio invece che investire in operatori che si muovano in esso, lavorando a contatto con chi vive al margine della società.  Un’affermazione di Barnao è molto esplicativa sul fatto che gli agenti di Polizia siano pagati poco e debbano svolgere delle mansioni improprie: “Sì, diciamolo, perché è vero. Ma soprattutto sono pagati per mansioni che non dovrebbero svolgere, per cui non hanno competenze, per cui non hanno alcun addestramento. Con le persone senza dimora, con i migranti e con tutto il mondo della marginalità sociale l’intervento dovrebbe essere quello delle politiche sociali, non della Questura. Ma tutto è ribaltato: ai poliziotti chiediamo di fare gli assistenti sociali e gli assistenti sociali diventano poliziotti.”

Allora si possono trarre alcune conclusioni. Se vengono tagliate le pattuglie e i servizi sociali a diretto contatto con gli emarginati, chi trae un vantaggio è solo la microcriminalità violenta e organizzata, spesso legata allo spaccio. Se i poliziotti vengono messi in ufficio a fare gli impiegati o devono sostituirsi agli operatori sociali e viceversa, è sempre la microcriminalità a vincere. Se invece gli enti locali (i comuni) fossero supportati e coordinati tramite azioni sinergiche derivanti da un tavolo permanente per la sicurezza con una dotazione di fondi e di personale fissa annuale e non variabile a seconda delle percezioni degli attori, allora come primo passo gli interventi sarebbero più mirati potendo discriminare tra delinquenti seriali o violenti e microcriminalità degli emarginati che soffrono di disagio sociale o di una situazione di dipendenza da alcol o droghe. Secondo, si potrebbe agire con la prevenzione sia della microcriminalità sia dell’emarginazione sociale, così sottraendo manovalanza ai professionisti organizzati del crimine e al tempo stesso rendendo più efficaci gli interventi di poliziotti e operatori sociali.

Si tratta di un approccio pragmatico ma utile nel breve-medio periodo, in attesa che la legge penale venga modificata con un giro di vite sulle scarcerazioni facili per i reati legati alla violenza e si offra ai sindaci di operare gli allontanamenti (i daspo) dei delinquenti seriali.

(fonti: http://www.ilnordestquotidiano.it/2018/05/07/protesta-dei-commercianti-di-rovereto-e-della-vallagarina-no-allo-stop-delle-volanti-notturne/

http://www.ildolomiti.it/cronaca/2018/lex-questore-massimo-dambrosio-si-candida-con-fratelli-ditalia-la-situazione-della

http://www.ildolomiti.it/politica/corteo-la-sicurezza-200-persone-fugatti-trento-latrina-cielo-aperto-un-uomo-denunciato

http://www.ildolomiti.it/societa/2018/quel-gabbiotto-con-dentro-i-poliziotti-non-serve-proprio-a-niente-il-ricercatore-che-ha

http://www.ladige.it/print/news/cronaca/2018/09/13/sputi-minacce-conducente-bus

http://www.ladige.it/news/cronaca/2018/06/26/sicurezza-trentino-cittadini-si-sentono-sicuro-nonostante-furti-spaccio-776

https://www.ladige.it/news/politica/2015/08/26/m5s-contro-vandalismi-microcriminalit-servono-ronde-notturne-vigili)